di Guido Marena
Jackson Pollock, “l’artista sciamano”: questo il soprannome di cui si avvalse il “cowboy mancato” che nacque a Cody, nel Wyoming (Stati Uniti), il 28 gennaio del 1912 ; un soprannome che l’artista-pittore ricevette all’inizio degli anni ‘40, proprio nel periodo in cui stava per uscire dal tunnel dell’alcoolismo, in cui era precipitato verso la metà degli anni ‘30.
Pollock non raggiunse mai l’apice della notorietà e del successo economico.
Egli rivelò il suo talento dopo la prima metà degli anni quaranta nel 1946, quando in una fattoria di Long Island (New York), in un granaio adibito a studio, iniziò ad “esplorare” la tecnica pittorica da egli stesso definita dello “sgocciolamento”; una tecnica di cui egli stesso poté vantare la paternità e che ancor oggi è strettamente legata al nome del leggendario grande artista americano, divenuto un mito dopo la tragica morte: la sera dell’undici agosto 1956, Pollock perse il controllo della sua spider uscendo di strada; catapultato fuori dall’abitacolo, si schiantò contro un albero, ponendo fine ad una carriera fra le più straordinarie nella storia dell’arte moderna.
Osserviamo le sue opere :
Fu l’inventore dell’ “action painting” o pittura gestuale, l’artista crea col gesto : il colore sgocciola per gravità (dripping) con ritmo pendolare: l’azione è all over a tutto campo.
“La pittura non viene dal cavalletto. Non tendo quasi mai la tela prima di dipingere. Preferisco inchiodarla, non tesa, sul muro o sul pavimento. Ho bisogno della resistenza di una superficie dura. Sul pavimento sono più a mio agio. Mi sento più vicino, più “parte del dipinto”, perché in questo modo posso camminargli attorno, lavorare da tutti e quattro i lati ed essere veramente in esso. E’ un metodo simile a quello dei pittori su sabbia dell’India orientale. Mi allontano sempre più dai soliti strumenti del pittore - scriveva Jackson Pollock - come il cavalletto, la tavolozza, i pennelli ecc. Preferisco i bastoncini, la cazzuola, i coltelli, la vernice fluida gocciolata o un pesante impasto di sabbia, vetro sminuzzato e altri materiali insoliti”.
Lo sgocciolamento obbedisce a precise leggi della teoria del caos teorizzata da Poincare’ negli anni 60 ed elaborata da Mandelbrot nella Geometria dei frattali.
Negli anni 90 Richard Taylor, matematico - fisico - pittore astratto, scansionando l’opera Number One scoprì che l’intreccio di linee, tracciate da Pollock sulla tela, rifletteva la caratteristica fondamentale del frattale, osservò la “ auto similarità ” : il colore sulla tela definisce uno schema distributivo di zone bianche e zone colorate quasi identiche secondo uno schema frattale simile a quello con cui si evolvono le forme naturali fiocco di neve, felci, cavolfiore, le coste,foglie …. .
J.Pollock : Number One
Pollock anticipò, nella ricerca di una totale casualità compositiva, di ben 25 anni il pensiero razionale.
Ho realizzato e raccolto una minima parte dello straordinario mondo dei frattali nel video che segue, per mostrare a chi non è un iniziato, quanto sia affascinante.
L’arte ha lo scopo di far riflettere ed emozionare, di stupire, meravigliare attraverso tutte le forme di espressione : verbali, visive e musicali.
Quando mi avvicinai al mondo dei frattali, dapprima per interessi professionali, studiando la geometria dei frattali di Benoit Mandelbrot, e poi per passione artistica, fui affascinato e coinvolto emotivamente da queste immagini coinvolgenti.
“Tutto brulica, vibra, s’attorciglia, brilla, sprizza, esulta, sobbalza, danza, volteggia, palpita, sfarfalla, turbina - scrive Henri - François Debailleux teorico del movimento dei “ Frattalisti “ - Veniamo precipitati dentro vortici, ritmi e turbinii come se la testa fosse dentro il cestello della lavatrice: tutto si muove, tutto gira e in tutte le direzioni”.
Ma è vera arte?
La geometria frattale non è arte, allo stesso modo di come le note musicali, prese in se non sono arte, ma costituiscono il cemento per la costruzione di un’opera d’arte.
Quando le proprietà di questa geometria vengono utilizzate per creare qualcosa di emozionante allora un frattale può diventare un’opera d’arte, come le note diventano musica se opportunamente animate secondo la sensibilità ed il modo di essere dell’autore.
Perché un frattale sia arte ha bisogno di un’anima, altrimenti resta soltanto un oggetto di pura estetica.





11 Marzo 2009 alle 20:10
thank you ! …. i wish you a good work !!!! ……. goodbye !