Feb 26, 2009 12:29 - 1 commento
di Guido Marena
Jackson Pollock, “l’artista sciamano”: questo il soprannome di cui si avvalse il “cowboy mancato” che nacque a Cody, nel Wyoming (Stati Uniti), il 28 gennaio del 1912 ; un soprannome che l’artista-pittore ricevette all’inizio degli anni ‘40, proprio nel periodo in cui stava per uscire dal tunnel dell’alcoolismo, in cui era precipitato verso la metà degli anni ‘30.
Pollock non raggiunse mai l’apice della notorietà e del successo economico.
Egli rivelò il suo talento dopo la prima metà degli anni quaranta nel 1946, quando in una fattoria di Long Island (New York), in un granaio adibito a studio, iniziò ad “esplorare” la tecnica pittorica da egli stesso definita dello “sgocciolamento”; una tecnica di cui egli stesso poté vantare la paternità e che ancor oggi è strettamente legata al nome del leggendario grande artista americano, divenuto un mito dopo la tragica morte: la sera dell’undici agosto 1956, Pollock perse il controllo della sua spider uscendo di strada; catapultato fuori dall’abitacolo, si schiantò contro un albero, ponendo fine ad una carriera fra le più straordinarie nella storia dell’arte moderna.
Osserviamo le sue opere :
Fu l’inventore dell’ “action painting” o pittura gestuale, l’artista crea col gesto : il colore sgocciola per gravità (dripping) con ritmo pendolare: l’azione è all over a tutto campo.
“La pittura non viene dal cavalletto. Non tendo quasi mai la tela prima di dipingere. Preferisco inchiodarla, non tesa, sul muro o sul pavimento. Ho bisogno della resistenza di una superficie dura. Sul pavimento sono più a mio agio. Mi sento più vicino, più “parte del dipinto”, perché in questo modo posso camminargli attorno, lavorare da tutti e quattro i lati ed essere veramente in esso. E’ un metodo simile a quello dei pittori su sabbia dell’India orientale. Mi allontano sempre più dai soliti strumenti del pittore - scriveva Jackson Pollock - come il cavalletto, la tavolozza, i pennelli ecc. Preferisco i bastoncini, la cazzuola, i coltelli, la vernice fluida gocciolata o un pesante impasto di sabbia, vetro sminuzzato e altri materiali insoliti”.
Lo sgocciolamento obbedisce a precise leggi della teoria del caos teorizzata da Poincare’ negli anni 60 ed elaborata da Mandelbrot nella Geometria dei frattali.
Negli anni 90 Richard Taylor, matematico - fisico - pittore astratto, scansionando l’opera Number One scoprì che l’intreccio di linee, tracciate da Pollock sulla tela, rifletteva la caratteristica fondamentale del frattale, osservò la “ auto similarità ” : il colore sulla tela definisce uno schema distributivo di zone bianche e zone colorate quasi identiche secondo uno schema frattale simile a quello con cui si evolvono le forme naturali fiocco di neve, felci, cavolfiore, le coste,foglie …. .

J.Pollock : Number One
Pollock anticipò, nella ricerca di una totale casualità compositiva, di ben 25 anni il pensiero razionale.
Ho realizzato e raccolto una minima parte dello straordinario mondo dei frattali nel video che segue, per mostrare a chi non è un iniziato, quanto sia affascinante.
L’arte ha lo scopo di far riflettere ed emozionare, di stupire, meravigliare attraverso tutte le forme di espressione : verbali, visive e musicali.
Quando mi avvicinai al mondo dei frattali, dapprima per interessi professionali, studiando la geometria dei frattali di Benoit Mandelbrot, e poi per passione artistica, fui affascinato e coinvolto emotivamente da queste immagini coinvolgenti.
“Tutto brulica, vibra, s’attorciglia, brilla, sprizza, esulta, sobbalza, danza, volteggia, palpita, sfarfalla, turbina - scrive Henri - François Debailleux teorico del movimento dei “ Frattalisti “ - Veniamo precipitati dentro vortici, ritmi e turbinii come se la testa fosse dentro il cestello della lavatrice: tutto si muove, tutto gira e in tutte le direzioni”.
Ma è vera arte?
La geometria frattale non è arte, allo stesso modo di come le note musicali, prese in se non sono arte, ma costituiscono il cemento per la costruzione di un’opera d’arte.
Quando le proprietà di questa geometria vengono utilizzate per creare qualcosa di emozionante allora un frattale può diventare un’opera d’arte, come le note diventano musica se opportunamente animate secondo la sensibilità ed il modo di essere dell’autore.
Perché un frattale sia arte ha bisogno di un’anima, altrimenti resta soltanto un oggetto di pura estetica.
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di Guido Antonio Marena
L’arte, a partire dal dopoguerra, porta impresse le ferite determinate dallo spaventoso conflitto mondiale ed esprime proprio il senso di vuoto lasciato dalla immane catastrofe.
L’artista mostra i turbamenti dell’inconscio trovando espressioni nuove, individuali, spontanee e distanti dai canoni tradizionali.
Le “Combustioni” di Alberto Burri:

Nei suoi “ceffalon” il rosso è fuoco, incendio reale, frutto di una vera “combustione”, con la fiamma ossidrica. nei punti neri la fiamma ha raggiunto l’interno. Il quadro mostra le sue vere ferite con i controni slabbrati, come le ferite dell’uomo, derivanti dalle offese fisiche e psichiche subite. Sembra il profilo di un volto ustionato orribilmente, con la cavità oculare nera fissa, simile allo sguardo dei non vedenti. cromaticamente l’opera assorbe la colorazione dei “fauves” mista la dramma esistenziale degli espressionisti.
Le tele materiche di Antoni Tapies:


L’informale di Tapies è fatto di sovrapposizione di colori, con applicazione di oggetti comuni. Egli dipingeva stendendo il colore con una scopa, mescolando calcina, gesso ed argilla.
I “tagli” di Lucio Fontana:


Lo “spazialismo” di Fontana, teorizzato nel Manifesto Bianco, si proponeva di adeguare il linguaggio dell’ arte al progresso scientifico. I buchi ed i tagli praticati con gesti rituali provocatori e precisi portavano la tela monocroma in diretto contatto con lo spazio. Per la facilità della riproduzione delle opere il pubblico si scandalizzò.
La “pittura gestuale” di Hartung e di Wols :



Hartung e Wols cercano la valorizzazione del gesto e del segno: la loro pittura è fatta di graffi e di grovigli, espressione delle tensioni interiori che rispecchiavano le tragiche vicende biografiche.
Le “sgocciolature” (dripping) di Pollock: 
Pollock disponeva la tela, di grandi dimensioni, per terra, in posizione orizzontale, lasciando gocciolare il colore (dripping) da un grosso pennello, o direttamente dai barattoli. I segni lasciati erano il frutto di un’azione di tutto il corpo dell’esecutore, e non della sola mano: action painting , pittura d’azione. Pollock si muoveva sulla superficie della tela, in modo casuale, in tutte le direzioni: all over, a tutto campo.
La forma compiuta implicava una ricerca di un senso impensabile dopo gli orrori della guerra: cercare di dare un senso alla storia.
Francis Bacon e Lucien Freud esprimono la sfiducia ed il “male di vivere” ossessivamente sotto altra forma:


Nelle loro opere Bacon e Freud, con la loro pittura spietata, rappresentano corpi sfatti, tendenti alla distruzione: corpi nudi, privi di grazia, sfigurati dalle rughe, seni cadenti. I soggetti venivano dall’alta borghesia e dall’aristocrazia inglese. Tutto a dimostrare che la nobiltà ed il ruolo sociale non immunizza dalla decadenza.
Negli anni sessanta il boom economico cambia la visione del mondo e gli artisti sono i primi a cogliere i limiti e le insidie che si celano dietro l’entusiasmo del “consumismo”. Gli oggetti di uso quotidiano, i rottami, gli scarti e il “materiale povero” vengono fantasiosamente assemblati per ergersi ad assumere la dignità di “opera d’arte”.
E’ l’inizio di ciò che rivoluzionerà lo sviluppo dell’arte moderna contemporanea: nasce la “Pop Art” di Andy Warhol.


Il taglio di questo autoritratto è da foto tessera, i caratteri sono tipici dell’arte di Warhol: anonimato, la ripresa frontale, lo svuotamento del soggetto, la luce violenta che investe il viso. Metà del volto è cancellata da una campitura rossa, come un’ombra, le dita invitano al silenzio in una sorta di pudore di fronte all’obiettivo.
Gli ultimi decenni del secolo trascorso assistono ad una molteplicità di correnti artistiche, tutte molto espressive e significative.
Nasce il “graffitismo” di Haring

Il graffitismo nacque a New York negli anni 60, nei quartieri poveri
I graffitisti ricoprivano i vagoni della metropolitana di disegni, o semplicemente di loghi , tag, che sintetizzavano il credo dell’autore.
Fu una corrente politica contro il potere costituito: l’idea comune fu pacifica, voglia di sesso e libertà.
L’opera di Haring è da lui stesso spiegata:
Si tratta della giustapposizione, ma organica, coerente, di grappoli di figure che nascono l’una dall’altra. Lo spazio è interamente saturato da immagini e da segni decorativi che brulicano sulla parete, rendendola in qualche modo viva, pulsante.
Vasto è il repertorio iconografico: figure tentacolari, scomposte, arrotondate, alate, in posizioni acrobatiche, l’uomo televisione, la mamma col bambino, l’uomo forbice che taglia il serpente, cuori, delfini, uomini uccello, uomini mano, .. I segni si susseguono incalzanti, soggetti ad una forza tellurica. Haring dipinse al ritmo del rap e volle come assistenti i ragazzi del posto. Il quadro è all over, non vi è un centro, e la superficie è segnata da un andamento frenetico. L’intero murale, che ricopre una superficie di 240 m. quadri, fu dipinto in soli 4 giorni. Il titolo racchiude il mondo fantastico dell’Autore.
L’arte assorbe tutto ciò che la nostra società tecnologicamente molto avanzata mette a disposizione: nasce l’arte digitale , la “Digital Art” o “Computer Art”.
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